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I Montecuccoli

DSCN0702Tra le casate del ducato estense, un posto di grande rilievo ha occupato la famiglia dei Montecuccoli, di antichissime origini. E’ fondato pensare che la loro origine vada ricercata tra i notabili frignanesi che, durante il lungo periodo dell’occupazione bizantina, assolsero compiti di amministrazione del fisco e della giustizia, potere che fu loro confermato dai successivi dominatori longobardi e franchi.

Il loro primo nome è Da Frignano o Da Feroniano, poi Corvoli ed infine Da Montecuccolo, dal nome dell’omonimo castello. Li troviamo più volte al seguito di Matilde di Canossa finché, alla morte della Gran Contessa, nel 1115, i Montecuccoli ottennero, nel corso del XII secolo, l’investitura feudale direttamente dall’imperatore. Da allora consolidarono rapidamente la loro potenza, come dimostra l’elezione a vescovo di Modena di un loro membro, Enrico, avvenuta nel 1157, e la nomina a protettori dell’abbazia benedettina di Frassinoro, fondata nel secolo XI dai Canossa.
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http://raimondomontecuccoli.galmodenareggio.it/raimondo_montecuccoli/audioguide/montecuccoli_medioevo_impero.aspxRaimondo Montecuccoli)

Raimondo Montecuccoli

DSCN0756Il personaggio più famoso della famiglia Montecuccoli è certamente il generale Raimondo. Egli nacque nella rocca di Montecuccolo il 21 febbraio 1609 da Galeotto II, conte di Montecuccolo, Sassorosso e Burgone, e da Anna Bigi, damigella alla corte estense della duchessa Virginia de’ Medici.

Dopo un breve periodo trascorso a Montecuccolo, Raimondo seguì la famiglia a Brescello, dove Galeotto era stato nominato governatore. Rimasto orfano del padre, all’età di dieci anni fu accolto come paggio della corte del fratello del duca Cesare, il cardinale Alessandro d’Este, vescovo di Reggio, che prese a cuore la sua situazione e si preoccupò che il suo corso di studi proseguisse in modo regolare e rigoroso. Il breve periodo trascorso alla splendida corte del cardinale, che ebbe un peso rilevante nella preparazione culturale di Raimondo, si interruppe improvvisamente per la morte del prelato nel 1624.

Sconvolgendo i progetti della madre, che aveva sperato per lui in una carriera ecclesiastica o di nobiluomo alla corte estense, appena sedicenne Raimondo seguì il generale Rambaldo di Collalto e si arruolò nell’esercito dell’imperatore d’Austria. I cugini Ernesto e Girolamo, del ramo di Montese, già occupavano importanti cariche nello stesso esercito, ma ciò non costituì fonte di favoritismi per la sua fulgida carriera, che lo portò a salire rapidamente i gradi nell’esercito fino alla carica di Feldmaresciallo, per la quale furono invece determinanti le sue doti personali di determinazione, coraggio e valore.

Quando Raimondo giunse in Austria era in pieno svolgimento la guerra dei Trent’anni, che durò dal 1618 al 1648, la cui la posta in gioco era la supremazia sull’Europa. Il giovane soldato fu subito impegnato in battaglie durissime nelle quali dimostrò le sue qualità di soldato e la sua genialità di stratega militare. Nel 1639 venne fatto prigioniero dagli svedesi e rinchiuso nel castello di Stettino, dove rimarrà per tre anni. Raimondo approfittò dell’inattività forzata per attingere dalla ricca biblioteca del palazzo e dedicarsi allo studio delle battaglie, delle armi, delle macchine da guerra e dei sistemi difensivi delle fortezze. Il frutto di questo periodo furono il quaderno intitolato Delle Battaglie e il Trattato della Guerra.

Il talento di Raimondo non sfuggì alla corte imperiale che da quel momento lo tenne in grande considerazione. In questa fase Raimondo iniziò a viaggiare per l’Europa, incontrando le personalità più eminenti dell’epoca e, in qualità di diplomatico rappresentante dell’imperatore, si recò alla corte di Svezia presso la regina Cristina e a Londra, dove incontrò Lord Cromwell. Fu in questo periodo che Raimondo convolò a nozze con Margherita Dietrichstein, nobildonna di una famiglia molto influente alla corte imperiale.

La grandezza di Raimondo scaturisce dal vasto bagaglio di conoscenze acquisite nel tempo e da un complesso patrimonio di esperienze dirette accumulato nei momenti formativi della sua vita: la guerra dei Trent’anni, i viaggi nelle capitali europee e gli incontri con i personaggi più eminenti dell’epoca. Furono queste le occasioni che gli permisero di analizzare gli apparati degli stati più moderni, l’organizzazione degli eserciti, le strategie dei grandi condottieri accanto o contro i quali si trovò a combattere: Wallenstein, Tilly, il re di Svezia Gustavo Adolfo, i generali francesi Condè e Turenne. Con il tempo il suo pensiero andò via via affinandosi e portò all’elaborazione di idee nuove e riformatrici in campo militare e politico quali l’organizzazione logistica della guerra e la necessità di un esercito permanente.

In un’epoca di giganti che si contendevano la supremazia sull’Europa, il Montecuccoli si trovò dalla parte del gigante più debole: l’Impero asburgico. Diviso al suo interno, retto da un imperatore politicamente e militarmente debole, costretto a fronteggiare avversari forti quali la Francia di Richelieu, Mazzarino e di Luigi XIV, la Svezia del re Gustavo Adolfo e l’Impero Ottomano di nuovo presentatosi sulla scena europea.

Montecuccoli partecipò valorosamente a tutte le campagne militari d’Europa dal 1625 al 1675, ma su tutte le imprese brilla la strepitosa vittoria contro i Turchi ottenuta nel 1664 , sul fiume Raab, nell’attuale Ungheria, che impedì agli eserciti ottomani di penetrare nel cuore dell’impero. A questo seguì un periodo di tregua durante il quale si dedicò a studi scientifici e agli Aforismi dell’Arte Bellica, la sola opera nota in Italia nella famosa edizione curata da Ugo Foscolo. Secondo alcuni studiosi tuttavia il capolavoro strategico di Raimondo è un episodio della guerra contro la Francia di Luigi XIV nel 1675, di fronte al quale rimase ammirato successivamente lo stesso Napoleone. Sorprendente fu la manovra con cui Raimondo, dopo aver bloccato i rifornimenti dell’esercito nemico, riuscì scaltramente a ingannare il comandante francese Turenne, sfuggendo ai suoi tentativi di affrontarlo in campo aperto.
Turenne morì poco dopo sotto il tiro mirato dell’artiglieria imperiale. La guerra si protrasse ancora stancamente fino a concludersi lo stesso anno senza alcuna significativa vittoria dei due schieramenti belligeranti.Fu tuttavia un successo politico per gli imperiali, che erano riusciti se non altro a fermare i tentativi egemonici della Francia.

La fama di Raimondo è legata, oltre che alle vittorie sui campi di battaglia, ai suoi numerosi scrittiche, per il linguaggio e lo stile, sono considerati molto significativi nel panorama letterario del Seicento. Uomo di vasta cultura e di grande esperienza, scrisse diversi trattati di arte militare, di cui molti andati perduti, che godettero subito di grande fama e furono tradotti in diverse lingue. Le sue teorie e idee riguardanti tecniche, manovre, progetti di fortificazioni furono recepite dai più moderni stati europei.

Gli ultimi anni della vita di Raimondo furono amareggiati dalle invidie e dalle malignità, dalla violenta opposizione di una parte della corte che non condivideva i metodi di condurre la guerra e osteggiava i suoi piani di riforma dell’esercito e dello stato. Arrivarono ad accusarlo di malversazione e di essersi arricchito in modo disonesto, ma Raimondo riuscì a difendersi provando la sua onestà.

Il Montecuccoli, da tempo malato e sofferente, morì a Linz il 16 ottobre 1680. Il funerale solenne si tenne nella capitale, secondo la volontà espressa da Raimondo, e il corpo fu tumulato accanto a quello della moglie Margarethe nella chiesa dei Nove Cori Angelici sempre a Vienna. Solo i visceri, dopo l’imbalsamazione della salma, furono tumulati nella chiesa dei Cappuccini di Linz. Alla morte di Raimondo l’imperatore Leopoldo seguì i suoi suggerimenti, avviando quelle riforme dello stato e dell’esercito che avrebbero portato l’Austria a diventare una grande potenza europea nel volgere di pochi decenni.
(http://raimondomontecuccoli.galmodenareggio.it/raimondo_montecuccoli/audioguide/raimondo_montecuccoli_valoroso_condottiero_letterato_protago.aspx)


ROBERTO AMADORI – Associazione “Il Frignano dei Montecuccoli”
http://www.ilfrignanodeimontecuccoli.it/wikicuccoli/biografia-di-raimondo-montecuccoli
in questo articolo riporta:

L’elencazione completa dei suoi titoli suona così:
Raimondo Principe di Montecuccoli, Conte dell’Impero, Luogotenente Generale e Feldmaresciallo; Signore di Hohenegg, Osterburg, Gleiss e Haindorf; Presidente dell’Imperial Consiglio Aulico Militare; Gran Maestro dell’Artiglieria e Fortificazioni; Governatore della Raab e Colonnello-proprietario di un Reggimento di Cavalleria; Reale Consigliere Segreto; Camerlengo e Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro.

www.ilfrignanodeimontecuccoli.it/
www.ilfrignanodeimontecuccoli.it/

In questo soldato italiano, studioso e poeta, brillano le doti e la saggezza caratteristiche di un laico cattolico, disposto a impegnarsi totalmente al servizio della comunità, di un cavaliere che vive la propria vita combattendo la crociata del proprio tempo senza nostalgie e senza fughe nella fantasia, riconoscendo e accettando generosamente la milizia che la Provvidenza gli ha preparato, cioè vive l’avventura del proprio tempo con realismo e senza tradire l’ideale sempre urgente e sempre attuale di costruire e di difendere una Cristianità che sia casa comune per tutti gli uomini e nella quale la presenza dell’impero costituisca la garanzia di una guida e un riferimento ideale al di sopra dei particolarismi nazionali ed etnici.

Sta viator
ad tumulum
Raymundi illius
vel solo nomine sat noti
Principis
Montecucoli.

Fermati viaggiatore / al tumulo / di quel Raimondo / famoso anche solo col nome / Principe / Montecuccoli
(dalla lapide funeraria a Linz in Austria)

 

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