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Dall’Oratorio Giovannoni a Sant’Antonio di Riccovolto passando per l’Alpesigola

Sant’Antonio di Riccovolto

Sant’Antonio di Riccovolto

Nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano, nei pressi di Riccovolto, piccola frazione di Frassinoro, si trova un “borgo fantasma”: Sant’Antonio. Le case sono ormai quasi tutte crollate; l’unico edificio ancora integro e funzionante è la piccola chiesetta settecentesca, restaurata nel 2012-2013, come ci dice una targhetta di fianco ala porta, dal Gruppo alpini di Piandelagotti insieme agli Amici di Sant’Antonio. Una volta l’anno nel weekend vicino alla ricorrenza di  Sant’Antonio da Padova (13 giugno) il piccolo borgo si rianima e si fa festa.
Il paese fantasma si trova in un luogo veramente ameno e pieno di pace, infatti è meta di scampagnate e gite organizzate dalle varie associazioni di trekking del modenese, poiché il paesino è anche attraversato da vari sentieri CAI che partono dal Passo Cento Croci o dal Sasso Tignoso.

Sul sito http://www.amicidelbaggi.it/wp/riccovolto/storia/ leggiamo un po’ di storia:

Questo piccolo borgo, localizzato a più di1000 metri di altitudine, fu abbandonato nel 1990: infatti l’ultimo proprietario fu Ernesto Fiori. Un tempo ci vivevano famiglie di pastori, tutte di cognome Fiori, le quali sfruttavano tutto ciò che la natura poteva offrire per poter sopravvivere. Seminavano grano e orzo a bassa quota, dato che a quell’altitudine il grano non cresce, mentre facevano pascolare nei campi vicini gli animali dai quali ricavavano: latte, formaggio e ricotta.

Grazie a questa economia di sussistenza agraria si impose una cucina tipica basata su latticini e cereali  e piatti come la polenta divennero importanti.

Le prime macchine agricole furono introdotte nel 1955 con il trattore a cingoli per arare, mentre precedentemente venivano usati il vomere e il carro trainato da buoi.

Inoltre estraevano dalle cave dell’Appennino la pietra con cui costruivano l’aia: la parte antistante le abitazioni nelle quali venivano lavorati i vari prodotti.

Durante la seconda guerra mondiale gli uomini furono reclutati e nel borgo rimasero solo i bambini e le donne che, con l’assenza del marito, padre o fratello, dovettero occuparsi non solo della casa, ma anche della coltivazione del  terreno e dell’allevamento degli animali.

Acqua, luce e gas non erano presenti per cui si utilizzavano candele e bombole a gas; per quanto riguarda l’acqua nel borgo era situata una fontana, rimasta intatta nel tempo, dove le donne andavano a lavare i vestiti, a prendere l’acqua per gli alimenti e dove gli animali bevevano. Il fatto che gli abitanti dovessero condividere molte cose, come ad esempio il lavatoio, fece crescere tra le persone un senso di fraternità, come se tutti facessero parte di un’unica famiglia. 

Infatti questo modo di vivere è trasmesso tutti gli anni nella festa paesana che si tiene il weekend dopo il 13 giugno, anche se il borgo è ormai disabitato da anni. Secondo la tradizione, la festa aveva inizio con una messa nella piccola chiesa del borgo. In seguito le anziane del posto preparavano il caffè a tutti quelli che partecipavano alla sagra e cucinavano i tortellini che avrebbero mangiato tutti insieme.

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13 giugno 2020
Abbiamo impiegato 3 ore per stimati 8 chilometri.

La nostra escursione parte appunto dall’Oratorio Giovannoni (mt 1311) nei pressi del Sasso Tignoso e raggiungerà Sant’Antonio di Riccovolto passando dall’Alpesigola.

Oratorio Giovannoni

Bivio 579-565

 

 

 

 

 

Imbocchiamo la Via Vandelli (sentiero Cai 579) fino al bivio per il Sasso Tignoso (sentiero Cai 565 – mt 1325), che seguiamo prima su sterrata, poi nel bosco di faggi, tra alberi di ogni forma e stupendi massi di roccia a volte ricoperti di muschio, fino ad incontrare il 567a per Cagapicchio.

Incrocio 565 – 567a

 

 

 

 

Il sentiero si dipana nel bosco e tra qualche radura, da cui intravvediamo l’Alpesigola. Il sentiero 567a, lungo circa 900 metri, termina sul 567, a quota mt 1392. Adesso seguiamo questo sentiero nel bosco, in salita, passando per Cagapicchio (mt 1545), fino a una bellissima radura poco prima della torbiera del Lagaccione (mt 1515).

Alpesigola sullo sfondo
Incrocio 567a-567
Cagapicchio

 

 

 

Lagaccione

 

 

 

 

 

 

 

Magnifica vista sul Monte Cimone.

Lagaccione e il Cimone

 

 

 

 

 

 

 

Il nostro sentiero 567 continua attraversando il pratone in obliquo, per poi girare a sinistra puntando verso la vetta e arrivare a quota 1555 a incrociare il 571 che proviene da Lagaccione e dai Casoni e poi sale verso l’Alpesigola, attraversando un boschetto, uscendo sul bordo della parte scoscesa e su terreno detritico, poi per arrivare sempre nel bosco alla cima (mt 1640).

Il panorama è notevole, si vede molto bene il Sasso Tignoso, peccato sia nuvoloso sui monti di fronte altrimenti vedremmo distintamente tutta la linea del crinale dal Giovarello al Prado e al Cusna.

Panorama da Alpesigola

 

 

 

 

Sasso Tignoso

 

 

 

 

 

 

Qui c’è un bel crocevia di sentieri: alcuni portano nella zona dei Casoni di Pievepelago, Monte Sant’Andrea e Monte Rovinoso, altri verso appunto Riccovolto vecchio e Sant’Antonio e altra località denominata I Casoni, un sentiero conduce alla località Le Caldie. Ravvisiamo una certa confusione sulla sentieristica: le cartine del Cai e anche la sentieristica online dell’Emilia Romagna (https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/geologia/cartografia/rete-dei-sentieri/reer) indicano il sentiero per le Caldie con il numero 575 e quello per Sant’Antonio con il numero 577. Di fatto invece i cartelli riportano questi due numeri invertiti.

Crocevia su Alpesigola

 

 

 

 

 

Noi imbocchiamo quello diretto per Sant’Antonio di Riccovolto (che sapevamo essere il 577, ma qui segnato come 575), in ripida discesa nel bosco. Dopo poco ci rendiamo conto che il sentiero è praticamente una pista per MTB, difficile da percorrere perché incassato tra due lati del bosco molto scoscesi, fangoso e scivoloso. (Infatti pensiamo che sicuramente sarebbe stato meglio prendere il sentiero in direzione Le Caldie, forse più lungo ma sicuramente più aperto e più bello, ma ormai …). Il sentiero è quasi tutto nel bosco, per fortuna ottimamente segnalato, attraversa alcune radure, un ruscelletto e a un certo punto piega decisamente a sinistra (mt 1335), per poi uscire dopo non molto dal bosco e giungere quindi al nostro piccolo borgo (mt 1250).

 

 

Sant’Antonio di Riccovolto

Ammiriamo il bellissimo e verde luogo ove sorgeva il paesino, rammaricandoci per la sua rovina.

 

 

 

Una foto della casa più grande, tratta dal sito http://escursionismo360.blogspot.com/2013/03/alpesigola-e-monte-rovinoso-versante.html
e risalente al 2011, rende evidente dall’impietoso confronto con lo stato attuale il livello di degrado della borgata: una signora che incontriamo sul luogo ci dice che ormai sono rimaste pochissime case rispetto appunto a 10 anni prima.

Di fianco a una casa quasi del tutto crollata osserviamo un bellissimo vano voltato con all’interno ganci e resti di mensole che fa pensare a una dispensa o ghiacciaia.

Una sola casa appare ristrutturata, forse non molto tempo prima, ma la sensazione è che sia stata di nuovo abbandonata.

Il paese e la chiesa

Il sentiero continua fino alla località I Casoni (mt 1063), poi a Case Pazzaglia e quindi a Riccovolto.
Alcuni amici ci sono venuti incontro e per oggi la nostra escursione finisce qui.

Da Sant’Antonio si può ritornare al punto di partenza scendendo l’Alpesigola verso Lagaccione (Cai 571), fino riprendere la Vandelli e tornare così all’Oratorio Giovannoni, oppure allungare passando per il Monte Sant’Andrea, Monte Rovinoso e Lago Cavo (Cai 573), tornando sempre per la Via Vandelli.

 

L’Alpesigola

SIC (sito di importanza comunitaria) dell’Alpesigola, Monte Cantiere e Sasso Tignoso
https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/parchi-natura2000/rete-natura-2000/siti/it4040005

2 Risposte a “Dall’Oratorio Giovannoni a Sant’Antonio di Riccovolto passando per l’Alpesigola”

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