Rocchicciola di Serpiano

Le piccole borgate: Rocchicciola di Serpiano

 

 

 

 

 

 

Il nome della località, Rocchicciola, indica la consistenza dell’antico apprestamento fortificato, definito dal Gigli come una rocca, piccola ma forte, posta su un’alta rupe nei pressi di Serpiano cui era collegato da un percorso di mezzacosta che si stacca dalla Giardini in località Il Ponte.

Adesso si raggiunge dalla Via Giardini, oltrepassato Serpiano andando verso Pievepelago, in località Casa Nuova, troviamo un bivio sulla destra con cartello indicatore.

Attualmente lo sprone è occupato da un oratorio, dedicato a S. Pancrazio, che si affaccia sulla vallata tramite un tozzo campanile elevato all’esterno del lato posteriore, sulle fondamenta dell’antica torre castellana, nel punto più alto del poggio.

 

 

 

 

 

 

Oltre al campanile-torre, a memoria dell’antico assetto fortificato l’edificio conserva in facciata un ingresso mediato da una “pusterla” sollevata da terra attraverso un’arcata che si appoggia ad una testa di ponte.

 

L’oratorio è stato ricoperto sostituendo il manto in pianne con tegole in cemento; purtroppo nell’occasione si è provveduto anche alla ricostruzione del solaio di copertura in cemento ribassando la pendenza delle falde, con una sostanziale alterazione della fisionomia e delle proporzioni architettoniche. L’interno, spoglio e disadorno, è a pianta rettangolare.

 

La chiesa si conclude in una piccola abside intonacata semicircolare, da segnalare la zona presbiteriale coperta da volta a botte affrescata. Sul fianco destro è innestato un corpo, di altezza pari a quella della sala, contenente la sacrestia. Accanto alla chiesa si trova un interessante edificio che con ogni probabilità doveva costituire la canonica fungendo inoltre, fin verso gli inizi del seicento, come sede della rettoria della parrocchia di Serpiano, caratterizzato da finestre di taglio quattro-cinquecentesco.

Qui sostò nei primi decenni del ‘400 San Bernardino da Siena che transitò per il Frignano predicando. La leggenda dice che il santo si perse nelle selve circostanti e che ritrovò il cammino grazie al suono delle campane di questa chiesa, dove sostò.

Sino ad alcune decine di anni fa nella chiesa di Rocchicciola si trovava un antico organo, ora restaurato e trasferito nella chiesa parrocchiale di Serpiano. Questo organo è il più piccolo della provincia di Modena e uno dei più antichi della montagna. Il campanile fu eretto nel 1671.

Sull’architrave della porta è incisa la data 1607, che probabilmente si riferisce ad una ricostruzione o ad un intervento generale di restauro che ha sostanzialmente condotto all’assetto attuale.
Nel 1879 entrambe le campane furono comunque fatte rifondere a spese del popolo di Serpiano nelle tre campane attuali.

Notizie tratte da
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=54974


Un interessante articolo comparso sulla Gazzetta di Modena nel 2004 così ci racconta di Rocchicciola:
<<Lungo la via Giardini, poco dopo Serpiano, una strada conduce alle case di Rocchicciola, posta su un”greppo come nido di rondine” (Santi) alle pendici del Monte Cantiere. In posizione chiave per l’accesso al Pelago, dove la valle dello Scoltenna comincia a farsi angusta, questo borgo, insieme a Brocco e Groppo, ha rivestito nei secoli passati una grande valenza strategica, oggi del tutto perduta. Non lontano da Rocchicciola sorgeva il borgo di Flamignatico, posto sulla cima di un colle tra bruschi dirupi che si incuneano verso lo Scoltenna.
Rocchicciola e Flamignatico (toponimo, quest’ultimo, di origine ligure o romana), feudi dei signori da Montegarullo, assumono un’importanza centrale tra la fine del XIV ed i primi anni del XV secolo, quando l’intero Frignano è scosso dalla guerra tra Obizzo da Montegarullo, Lucca e gli Estensi.
Nel corso della prima spedizione lucchese nel Frignano contro il signore da Montegarullo (estate 1393), sostenuta da Ferrara, l’esercito toscano conquista Flamignatico e si spinge fino a Monte San Vincenzo di Pavullo, per poi ritirarsi oltre il Fornello e tenere un presidio a Roccapelago.
Nel corso della spedizione punitiva del giugno 1396, successiva alla riconquista di Roccapelago da parte di Obizzo, l’esercito lucchese mette a ferro e fuoco la Val di Scoltenna: Rocchicciola si arrende, mentre Flamignatico viene data alle fiamme, letteralmente rasa al suolo e non più ricostruita, con gli abitanti trasferiti a Groppo. I lucchesi mantengono successivamente un presidio tra Rocchicciola, Barigazzo e Castellino, restituendo questi importanti territori agli Estensi solamente nel 1430, due decenni dopo la sconfitta definitiva di Obizzo per mano di Uguccione dei Contrari (1408).
Da allora, Rocchicciola, dove esisteva una campana”efficace nel dissipare le grandini ed i temporali cattivi” (Gigli), diviene parte del comune di Brocco e, successivamente, di Riolunato.>>

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